È un marmo o un granito?
Nel momento in cui avremo la necessità di riparare una pietra, saremo assaliti da alcuni dilemmi. Il primo riguarda la difficoltà di inserire la nostra pietra nella categoria marmi/graniti corretta. Un metodo molto semplice, per capire se la nostra pietra è da inserire tra i “marmi” o tra i “graniti”, è quello di valutare se essa sia una pietra carbonatica o meno. Per fare ciò non è necessario avere le competenze di un geologo. Molto spesso basta solo osservare le caratteristiche dello stato di degrado di quella pietra per convincersi che la pietra è, senza dubbio alcuno, di tipo carbonatico. È il caso, ad esempio, di una pietra segnata da corrosioni di acidi. La corrosione in sè è già una prova implicita dell’abbondante presenza di carbonato di calcio nella composizione mineralogica di quella pietra. Non sempre però questo esame “a vista” è sufficiente per definire con la dovuta precisione una roccia “carbonatica”. Una dolomia, ad esempio, pur essendo una roccia “carbonatica” – cioè una pietra costituita prevalentemente da carbonato per via dell’alto contenuto di magnesio – è molto meno sensibile agli acidi rispetto a una roccia puramente calcarea. Tuttavia, il metodo di ripristino della lucidatura che adotteremo sia per i calcari che per le dolomie sarà il medesimo. Le dolomiti, a differenza dei calcari, sono molto resistenti agli acidi. Perciò la prova della corrosione a volte non è da sola sufficiente per categorizzare correttamente una pietra dolomitica. C’è la possibilità, quindi, di incorrere nel caso di due marmi apparentemente molto simili, ad esempio bianco Statuario e bianco Sivec, che si comportano in maniera molto diversa a contatto con le sostanze acide.
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