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marmi e pietre

Piastrelle a spigolo vivo

Le piastrelle a spigolo vivo richiedono maggior cura nella fase di posa in opera, perché tutti gli errori di posa e le scelte errate vengono messi in maggior evidenza rispetto agli errori commessi nell’utilizzo di piastrelle con spigolo smussato. Riportiamo qui un caso classico: fuga troppo larga e troppo bassa. Il risultato è un pavimento con gli spigoli taglienti delle piastrelle tutti esposti.

Dal forum di http://www.arredamento.it:

Membro forum: ” Ho bisogno di un vostro parere perche’ non so piu’ a chi credere.
Il nuovo pavimento e’ in gres rettificato con le fughe da 4 mm.
Non avendo mai avuto questo tipo di piastrelle io mi aspettavo che la stuccatura riempisse completamente la fuga e che fosse quindi sullo stesso piano delle piastrelle.
Invece le fughe sono un po’ incavate e gli spigoli delle piastrelle sono spigoli vivi.

Le domande:
La posa e’ corretta o le fughe dovevano essere completamente riempite?
La fuga svuotata e’ solo un aspetto estetico (devo ancora capire se mi piace o no) o puo’ portare a problemi di fragilita’ sugli spigoli delle piasterelle?
Grazie mille.”

Esperto: “Il gres rettificato andrebbe posato senza fughe, massimo 2 mm, con una fuga da 4 quello scalino te lo ritrovi in quanto lo stucco ritira asciugando, dovevano usare stucco epossidico che non ritira asciugando ma costa parecchio ed e’ difficile da applicare.
Non provare ad aggiungere stucco ora, non tiene e salta la parte aggiunta”

Membro forum: “Pensa che a me il piastrellista aveva detto che doveva per forza fare le fughe preche’ era rettificato!
Secondo te possono esserci problemi sugli spigoli?”

Esperto: “certo che per forza doveva fare le fughe… ma poteva farle sottili la metà :wink:
cosi è molto piu facile che ti saltino gli spigoli accidentalmente, oltre che ad essere scomodi quando li calpesti”

Questo caso dimostra come possano essere disastrosi gli errore nella scelta delle fughe. Nel caso sopra riportato si è ottenuto un pavimento con fughe simili ad un reticolo di canaletti e con spigoli vivi taglienti molto sgradevoli nell’uso della superficie.

Le piastrelle in gres rettificato hanno la stessa problematica di posa delle piastrelle in marmo a spigolo vivo. Quindi, anche nel caso del marmo, deve essere posta molta attenzione e cura nella fase di posa in opera, e va preferibilmente scelta una fuga stretta (2-3 mm. max). Molto importante è, nella fase di posa, la perfetta complanarità delle piastrelle, in modo che non vi siano spigoli emergenti dalla superficie del pavimento. Inoltre le fughe dovrebbero essere realizzate con stucco epossidico, per evitare che la fuga si ritiri e si abbassi troppo.Le piastrelle a spigolo vivo richiedono maggior cura nella fase di posa in opera, perché tutti gli errori di posa e le scelte errate vengono messi in maggior evidenza rispetto agli errori commessi nell’utilizzo di piastrelle con spigolo smussato. Riportiamo qui un caso classico: fuga troppo larga e troppo bassa. Il risultato è un pavimento con gli spigoli taglienti delle piastrelle tutti esposti.

Dal forum di http://www.arredamento.it:

Membro forum: ” Ho bisogno di un vostro parere perche’ non so piu’ a chi credere.
Il nuovo pavimento e’ in gres rettificato con le fughe da 4 mm.
Non avendo mai avuto questo tipo di piastrelle io mi aspettavo che la stuccatura riempisse completamente la fuga e che fosse quindi sullo stesso piano delle piastrelle.
Invece le fughe sono un po’ incavate e gli spigoli delle piastrelle sono spigoli vivi.

Le domande:
La posa e’ corretta o le fughe dovevano essere completamente riempite?
La fuga svuotata e’ solo un aspetto estetico (devo ancora capire se mi piace o no) o puo’ portare a problemi di fragilita’ sugli spigoli delle piasterelle?
Grazie mille.”

Esperto: “Il gres rettificato andrebbe posato senza fughe, massimo 2 mm, con una fuga da 4 quello scalino te lo ritrovi in quanto lo stucco ritira asciugando, dovevano usare stucco epossidico che non ritira asciugando ma costa parecchio ed e’ difficile da applicare.
Non provare ad aggiungere stucco ora, non tiene e salta la parte aggiunta”

Membro forum: “Pensa che a me il piastrellista aveva detto che doveva per forza fare le fughe preche’ era rettificato!
Secondo te possono esserci problemi sugli spigoli?”

Esperto: “certo che per forza doveva fare le fughe… ma poteva farle sottili la metà :wink:
cosi è molto piu facile che ti saltino gli spigoli accidentalmente, oltre che ad essere scomodi quando li calpesti”

Questo caso dimostra come possano essere disastrosi gli errore nella scelta delle fughe. Nel caso sopra riportato si è ottenuto un pavimento con fughe simili ad un reticolo di canaletti e con spigoli vivi taglienti molto sgradevoli nell’uso della superficie.

Le piastrelle in gres rettificato hanno la stessa problematica di posa delle piastrelle in marmo a spigolo vivo. Quindi, anche nel caso del marmo, deve essere posta molta attenzione e cura nella fase di posa in opera, e va preferibilmente scelta una fuga stretta (2-3 mm. max). Molto importante è, nella fase di posa, la perfetta complanarità delle piastrelle, in modo che non vi siano spigoli emergenti dalla superficie del pavimento. Inoltre le fughe dovrebbero essere realizzate con stucco epossidico, per evitare che la fuga si ritiri e si abbassi troppo.

Le fughe nei pavimenti in marmo

Pavimenti con fughe

Quando non è prevista la levigatura in opera del pavimento in marmo, la posa deve essere necessariamente eseguita con piastrelle prefinite (lucide, spazzolate ecc.) a giunti più o meno larghi (fughe). La posa a giunti uniti (fuga 0-1 mm.) è sempre sconsigliata, ma può essere tentata con piastrelle bisellate e calibrate nelle dimensioni (modulmarmo, modulgranito). Se si utilizzano piastrelle in marmo di tipo tradizionale, che hanno una tolleranza dimensionale di +/- 1 mm., sono sempre consigliate fughe di almeno 2 mm. di larghezza.

Marcare o sminuire la presenza delle fughe

Le fughe possono essere messe in evidenza quando si desidera la loro partecipazione nell’effetto estetico finale del pavimento, oppure possono essere mimetizzate il più possibile nel caso non siano molto gradite. Fughe larghe e basse di colore contrastante  giocano un ruolo molto importante nell’effetto estetico finale. La fuga molto larga viene usata principalmente per ottenere un effetto “rustico”.  Viceversa, fughe strette, alte e tonalizzate  tendono a mimetizzarsi nel pavimento e il loro impatto estetico viene molto attenuato.

piastrelle anticate confuga larga color cemento


Piastrelle bisellate

Lo spigolo delle piastrelle di marmo può essere leggermente smussato (bisello). La piastrella bisellata è più facile da posare e “perdona” più facilmente eventuali imperfezioni di planarità nella posa. In presenza del bisello  la fuga deve essere tenuta più bassa della superficie del pavimento, in quanto non deve coprire il bisello stesso. In tal modo le fughe appaiono essere più larghe della loro misura reale perché anche i biselli entrano in gioco formando un tutt’uno visivo con i giunti di posa.

pavimento in modulmarmo a giunto unito (si vede solo il bisello)

Piastrelle a spigolo vivo

Spesso, per realizzare pavimenti in marmo,  vengono preferite piastrelle a spigolo vivo (non bisellate) per realizzare fughe alte (allo stesso livello della superficie del pavimento) e visivamente molto strette. In questo modo la fuga finisce per confondersi nel pavimento o sparire visivamente se è tonalizzata con il materiale del pavimento. La scelta dello spigolo vivo comporta però una posa in opera pressoché “perfetta”, in quanto eventuali difetti, anche minimi, di complanarità non potrebbero essere accettati né per motivi estetici (spigoli emergenti) né per motivi funzionali (scalinature nel pavimento). Tuttavia la posa in opera del marmo con piastrelle a spigolo vivo è quella preferita perché si avvicina maggiormente al risultato classico del pavimento in marmo, e cioè, possibilmente senza fughe.

rosso Verona spazzolato a spigolo vivo (fughe contrastanti colore grigio)

Pavimenti con fughe

Quando non è prevista la levigatura in opera del pavimento in marmo, la posa deve essere necessariamente eseguita con piastrelle prefinite (lucide, spazzolate ecc.) a giunti più o meno larghi (fughe). La posa a giunti uniti (fuga 0-1 mm.) è sempre sconsigliata, ma può essere tentata con piastrelle bisellate e calibrate nelle dimensioni (modulmarmo, modulgranito). Se si utilizzano piastrelle in marmo di tipo tradizionale, che hanno una tolleranza dimensionale di +/- 1 mm., sono sempre consigliate fughe di almeno 2 mm. di larghezza.

Marcare o sminuire la presenza delle fughe

Le fughe possono essere messe in evidenza quando si desidera la loro partecipazione nell’effetto estetico finale del pavimento, oppure possono essere mimetizzate il più possibile nel caso non siano molto gradite. Fughe larghe e basse di colore contrastante  giocano un ruolo molto importante nell’effetto estetico finale. La fuga molto larga viene usata principalmente per ottenere un effetto “rustico”.  Viceversa, fughe strette, alte e tonalizzate  tendono a mimetizzarsi nel pavimento e il loro impatto estetico viene molto attenuato.

piastrelle anticate confuga larga color cemento


Piastrelle bisellate

Lo spigolo delle piastrelle di marmo può essere leggermente smussato (bisello). La piastrella bisellata è più facile da posare e “perdona” più facilmente eventuali imperfezioni di planarità nella posa. In presenza del bisello  la fuga deve essere tenuta più bassa della superficie del pavimento, in quanto non deve coprire il bisello stesso. In tal modo le fughe appaiono essere più larghe della loro misura reale perché anche i biselli entrano in gioco formando un tutt’uno visivo con i giunti di posa.

pavimento in modulmarmo a giunto unito (si vede solo il bisello)

Piastrelle a spigolo vivo

Spesso, per realizzare pavimenti in marmo,  vengono preferite piastrelle a spigolo vivo (non bisellate) per realizzare fughe alte (allo stesso livello della superficie del pavimento) e visivamente molto strette. In questo modo la fuga finisce per confondersi nel pavimento o sparire visivamente se è tonalizzata con il materiale del pavimento. La scelta dello spigolo vivo comporta però una posa in opera pressoché “perfetta”, in quanto eventuali difetti, anche minimi, di complanarità non potrebbero essere accettati né per motivi estetici (spigoli emergenti) né per motivi funzionali (scalinature nel pavimento). Tuttavia la posa in opera del marmo con piastrelle a spigolo vivo è quella preferita perché si avvicina maggiormente al risultato classico del pavimento in marmo, e cioè, possibilmente senza fughe.

rosso Verona spazzolato a spigolo vivo (fughe contrastanti colore grigio)

Aptici

Gli “aptici” sono placche calcaree o cornee, semplici o doppie, di forma circa ovale. Si tratta  di opercoli  calcitici di ammoniti  (1^ interpretazione), oppure di mascelline delle ammoniti con funzione di palette per rimuovere il fondo (ipotesi più recente).

Cosa sono le stiloliti?

Le stiloliti sono un tipo particolare di venatura e si sviluppano in rocce calcaree. Si formano per aumento della pressione che favorisce la dissoluzione della matrice costituita da carbonato di calcio. L’aumento della pressione può essere legato a fenomeni tettonici oppure anche al carico sedimentario (stiloliti diagenetiche): in questo caso però le stiloliti sono parallele alla stratificazione.

La stilolite nella roccia costituisce una “cicatrice” che ha forma articolata, con picchi ed avvallamenti. Le stiloliti si formano ortogonali alla direzione di massima compressione e dimostrano una caratteristica forma dentata.

I picchi delle stiloliti sono paralleli alla direzione di massima compressione. Spesso asssociate alle stilolite si formano vene di estensione, parallele alla direzione di massimo raccorciamento e perpendicolari alla direzione di massima estensione.

diagramma delle stilolite

Rosso ammonitico di Asiago

(scheda geologica)

ROSSO AMMONITICO

 

Roccia sedimentaria formata da calcare nodulare (di aspetto mandorlato) ben stratificato. Contiene fossili pelagici come: Ammoniti, BelemnitiAptici, Crinoidi pelagici (Saccocoma) e rari Brachiopodi. Si distinguono tre membri:inferiore, medio e superiore. Il membro inferiore talvolta termina in alto con superfici ad hard ground(*). Il membro medio contiene intercalazioni di selce rossastra. I noduli sono caratteristici soprattutto del membro superiore.

 

Colore: rossastro, rosa, rosa pallido, bianco.

 

Tessitura: compatto, con granuli da fini a finissimi.

 

Genesi:

Si è depositato come fango sul fondo di un mare aperto e relativamente profondo da circa 160 milioni di anni fa fino a quasi 140 milioni di anni fa.

* Hard  ground = strati la cui cementazione è avvenuta durante la sedimentazione. La loro superficie è rimasta per lungo tempo a contatto con l’acqua marina subendo dissoluzione chimica e spesso è incrostata di organismi sessili fossili.


Biancone di Asiago

(Scheda geologica)

BIANCONE

detto anche BIANCO PERLINO (Pietra calcarea di Asiago)

[venduto a stock] qui

Roccia sedimentaria formata da calcare micritico compatto a frattura concoide in strati anche fitti. Contiene microfossili e talvolta anche Ammoniti. Spesso contiene noduli, lenti o letti di selce.

Colore: bianco o biancastro.

Tessitura: roccia compatta; i granuli sono da fini a finissimi, talvolta con stiloliti.

Genesi:

Ha iniziato a depositarsi, intorno a 140 milioni di anni fa, sul fondo di un mare aperto e profondo. Il fango da cui ha preso origine si è accumulato fino a quasi 90 milioni di anni fa. Talvolta contiene selce il cui colore varia dal bruno-grigiastro al nero. In seguito, a causa dei movimenti tettonici che hanno provocato lo spostamento dei continenti, è stato sollevato e piegato. A causa della sua fragilità si è spesso rotto in frammenti dalle dimensioni di pochi centimetri.

La formazione geologica a cui appartiene il Biancone è nota col nome di Maiolica.

Togliere le macchie dal marmo con la sepiolite

fibre di sepiolite al microscopio
La Sepiolite è un granulare minerale con elevate caratteristiche di assorbenza nei confronti di tutti i liquidi. Viene utilizzato nella sua forma naturale al 100%, senza dover essere miscelato. Dal punto di vista chimico si tratta di silicato idrato di magnesio.
sepiolite granulare
Trattamento delle macchie di unto, grasso e olio (anche di derivazione minerale)
Si eliminano mediante applicazione di una pasta costituita da polvere sorbente di sepiolite (da prefere a talco o gesso, perché agisce assai meglio, data la sua elevata area superficiale) e un idoneo solvente quale: trielina, eptano, toluene, idrocarburi e loro miscele. Si deposita, su una superficie doppia rispetto alla macchia, uno strato di sorbente formando uno spessore di almeno 1 centimetro. Si bagnare il sorbente con il solvente in modo che assuma la consistenza di una pasta e si lascia evaporare lentamente. Quando diviene secca si elimina la pasta, ripetendo l’applicazione se rimangono ancora tracce della macchia. A volte, quando la macchia è penetrata in profondità oppure quando la temperatura ambiente è troppo elevata (es. in estate) è necessario rallentare l’evaporazione del solvente usando solventi non facilmente evaporabili (es. idrocarburi altobollenti, toluene, ecc.) o coprendo la pasta formata con un bicchiere, una tazza. Attenzione perchè il solvente è spesso infiammabile e i suoi vapori nocivi: operare lontano da fiamme e ventilare opportunamente se l’applicazione è fatta in locali chiusi.
Da notare che se la macchia è costituita da solo olio alimentare, buoni risultati sono ottenibili anche utilizzando una soluzione di ammoniaca al posto del solvente idrocarburico.

 

Macchie di vino, caffè, the, frutta, impronte di foglie, segatura, trucioli
Queste macchie si eliminano mediante applicazione di un ossidante: candeggina (meglio se al 12-15%, quella domestica è al 6% circa) o acqua ossigenata (meglio se al 35% circa) sulla macchia stessa, utilizzando sorbenti come la sepiolite, il talco, il gesso. Le condizioni migliori sono le seguenti: stendere uno strato di sepiolite sulla macchia, in modo che ricopra una superficie doppia rispetto alla macchia stessa, e bagnare con acqua ossigenata in modo da formare una pasta. Far agire per alcune ore o sino a secchezza. Ripetere l’operazione, utilizzando del sorbente nuovo, sino a quando la macchia è scomparsa. Se la macchia si trova su una superficie verticale, preparare la pasta sepiolite-acqua ossigenata ed applicarla usando un pezzo di film di polietilene tenuto aderente alla superficie stessa con del nastro adesivo. Attenzione: l’acqua ossigenata può causare ustioni sulla pelle; utilizzare guanti di gomma e occhiali protettivi. In caso di contatto accidentale, lavare immediatamente con abbondante acqua.

 

Macchie di vernice
Cercare prima di togliere con cautela la parte di vernice affiorante con strumento a lama ben affilato, quindi applicare ripetutamente una pasta costituita da un buon sorbente (es. sepiolite) e da un agente sverniciante (es. cloruro di metilene). Attenzione, usare tutte le debite precauzioni: non respirare i vapori, non fumare, ecc.

 

Bruciature di sigaretta
La loro eliminazione può essere problematica se il ripiano è di marmo. In ogni caso provare ad applicare ripetutamente una pasta costituita da sepiolite e da toluene, agendo come descritto nei casi precedenti. Attenzione: non respirare i vapori del solvente e operare lontano da fiamme. Nei casi più difficili e ostinati, provare anche con paste di sepiolite e acqua ossigenata (usando le precauzioni del caso).

 

Sali di rame
Sono macchie tipiche di contatti della pietra con rame e sue leghe (es. bronzo). Si eliminano applicando paste costituite da un sorbente (es. sepiolite) e da soluzioni di ammoniaca e di cloruro di ammonio. Le operazioni debbono essere ripetute più volte per ottenere buoni risultati.

fibre di sepiolite al microscopio
La Sepiolite è un granulare minerale con elevate caratteristiche di assorbenza nei confronti di tutti i liquidi. Viene utilizzato nella sua forma naturale al 100%, senza dover essere miscelato. Dal punto di vista chimico si tratta di silicato idrato di magnesio.
sepiolite granulare
Trattamento delle macchie di unto, grasso e olio (anche di derivazione minerale)
Si eliminano mediante applicazione di una pasta costituita da polvere sorbente di sepiolite (da prefere a talco o gesso, perché agisce assai meglio, data la sua elevata area superficiale) e un idoneo solvente quale: trielina, eptano, toluene, idrocarburi e loro miscele. Si deposita, su una superficie doppia rispetto alla macchia, uno strato di sorbente formando uno spessore di almeno 1 centimetro. Si bagnare il sorbente con il solvente in modo che assuma la consistenza di una pasta e si lascia evaporare lentamente. Quando diviene secca si elimina la pasta, ripetendo l’applicazione se rimangono ancora tracce della macchia. A volte, quando la macchia è penetrata in profondità oppure quando la temperatura ambiente è troppo elevata (es. in estate) è necessario rallentare l’evaporazione del solvente usando solventi non facilmente evaporabili (es. idrocarburi altobollenti, toluene, ecc.) o coprendo la pasta formata con un bicchiere, una tazza. Attenzione perchè il solvente è spesso infiammabile e i suoi vapori nocivi: operare lontano da fiamme e ventilare opportunamente se l’applicazione è fatta in locali chiusi.
Da notare che se la macchia è costituita da solo olio alimentare, buoni risultati sono ottenibili anche utilizzando una soluzione di ammoniaca al posto del solvente idrocarburico.

 

Macchie di vino, caffè, the, frutta, impronte di foglie, segatura, trucioli
Queste macchie si eliminano mediante applicazione di un ossidante: candeggina (meglio se al 12-15%, quella domestica è al 6% circa) o acqua ossigenata (meglio se al 35% circa) sulla macchia stessa, utilizzando sorbenti come la sepiolite, il talco, il gesso. Le condizioni migliori sono le seguenti: stendere uno strato di sepiolite sulla macchia, in modo che ricopra una superficie doppia rispetto alla macchia stessa, e bagnare con acqua ossigenata in modo da formare una pasta. Far agire per alcune ore o sino a secchezza. Ripetere l’operazione, utilizzando del sorbente nuovo, sino a quando la macchia è scomparsa. Se la macchia si trova su una superficie verticale, preparare la pasta sepiolite-acqua ossigenata ed applicarla usando un pezzo di film di polietilene tenuto aderente alla superficie stessa con del nastro adesivo. Attenzione: l’acqua ossigenata può causare ustioni sulla pelle; utilizzare guanti di gomma e occhiali protettivi. In caso di contatto accidentale, lavare immediatamente con abbondante acqua.

 

Macchie di vernice
Cercare prima di togliere con cautela la parte di vernice affiorante con strumento a lama ben affilato, quindi applicare ripetutamente una pasta costituita da un buon sorbente (es. sepiolite) e da un agente sverniciante (es. cloruro di metilene). Attenzione, usare tutte le debite precauzioni: non respirare i vapori, non fumare, ecc.

 

Bruciature di sigaretta
La loro eliminazione può essere problematica se il ripiano è di marmo. In ogni caso provare ad applicare ripetutamente una pasta costituita da sepiolite e da toluene, agendo come descritto nei casi precedenti. Attenzione: non respirare i vapori del solvente e operare lontano da fiamme. Nei casi più difficili e ostinati, provare anche con paste di sepiolite e acqua ossigenata (usando le precauzioni del caso).

 

Sali di rame
Sono macchie tipiche di contatti della pietra con rame e sue leghe (es. bronzo). Si eliminano applicando paste costituite da un sorbente (es. sepiolite) e da soluzioni di ammoniaca e di cloruro di ammonio. Le operazioni debbono essere ripetute più volte per ottenere buoni risultati.

Pulire e preservare il marmo

come pulire marmopulitura marmo

Consigli per pulitura marmo
pulitura marmo

La manutenzione e la pulizia del marmo può comportare il pericolo di usare prodotti  chimici  suscettibili di reagire con gli elementi chimici che lo costituiscono. In particolare, le pietre calcaree (o limestone), i marmi cristallini (come il marmo di Carrara) e i travertini sono prevalentemente costituiti da carbonato di calcio che possiede la particolarità di combinarsi con le sostanze acide. Questo fatto ci fa capire quanto possa essere deleterio l’uso di alcuni prodotti chimici per la pulizia delle superfici in marmo.

Gli acidi sono la più grande minaccia

L’acido corrode le pietre calcaree e una sostanza anche debolmente acida può compromettere la finitura lucida di una superficie in marmo.

per pulire il marmo

Quindi, di norma, si raccomanda caldamente di non usare detergenti acidi per la pulizia dei pavimenti in marmo  soprattutto se a finitura lucida, che è molto delicata. In ogni caso, qualunque sia la finitura della superficie, si sconsiglia di mettere a contatto sostanze acide con materiali calcarei. Per questo si raccomanda anche di rimuovere immediatamente dal marmo eventuali tracce di aceto, vino, limone, coca-cola, pomodoro e qualsiasi altra sostanza più o meno acida.

Non c’è niente di meglio del sapone di Marsiglia

È buona norma pulire il marmo con acqua e sapone di Marsiglia. Per l’asportazione di sostanze grasse e macchie di vario tipo è possibile ricorrere soltanto a sostanze  alcaline, utilizzandole con la dovuta cautela.

Sono quindi sostanze espressamente vietate: l’acido muriatico, gli anticalcari (tipo viakal) e tutti i detergenti acidi in genere (wc-net ecc).

Possono invece essere usate le sostanze neutre o alcaline come l’ammoniaca, la varechina, l’alcool denaturato, il bicarbonato e l’acqua ossigenata. Con la dovuta cautela si può usare anche la soda solvay.

Se il problema è lo sporco di olio o grassi

Altre sostanze consigliate per rimuovere le macchie penetrate nel marmo sono talco, gesso, sepiolite e solventi come trielina, eptano, toluene, idrocarburi e loro miscele.

Consigli della nonna per pulitura marmo

Non c’è niente di meglio del sapone di Marsiglia. Il marmo, nella sua forma classica cristallina o di calcare compatto è assai robusto ma molto sensibile all’usura, ai detersivi generici tradizionali e soprattutto alle sostanze acide.

Spesso le superfici in marmo assumono un aspetto trascurato a causa della pulizia ordinaria con prodotti chimici multiuso per pavimenti non specifici per marmo.

Quindi per mantenere il marmo sempre lucido e uniforme occorre seguire solo alcune semplici regole.

La pulizia ordinaria delle superfici

deve essere fatta semplicemente con sapone di Marsiglia. Si deve passare una spugna morbida inumidita sul sapone e poi strofinarla sul marmo e risciacquare con panno umido. Se la superficie si presenta più sporca del solito basta cospargerla con bicarbonato di sodio prima di passare la spugna insaponata. Il sapone di Marsiglia non solo sgrassa il marmo, ma gli ridà lucentezza, non lo corrode ed è antibatterico.

Per una pulizia più intensa del marmo

si deve assolutamente evitare l’uso di detersivi tradizionali per pavimenti. Usare invece una miscela fatta con 3 litri di acqua, 2 cucchiai di bicarbonato, 10 cucchiai di alcol e 1 pezzetto di sapone di Marsiglia sciolto nel secchio. Strofinare il sapone in una spugna molto bagnata e premerla dentro al secchio, così non occorre aspettare che il sapone si sciolga. Passare poi questo “detersivo” sul pavimento, usando uno straccio in microfibra molto ben strizzato.

Se il marmo ha perso la naturale lucentezza 

provate a levigarlo con la pietra pomice, una polvere abrasiva molto fine in vendita nei normali negozi di ferramenta. Mischiate acqua e polvere di pomice e strofinate il marmo usando una spugna da cucina. Strofinate bene la superficie, insistendo sulle eventuali zone macchiate. Quindi risciacquate e lavate la superficie interessata con sapone di Marsiglia e risciacquando ancora un’altra volta.

Se il marmo si presenta sporco, macchiato di varie sostanze o è in cattivo stato 

provate a fare un “applicazione” particolare. Prendete del “bianco di Spagna” o anche del comune gesso. Bagnatelo con un po’ d’acqua fino a ottenere una crema liquida e applicate su tutta la superficie da trattare. Copritela bene e lasciate in posa per 30 minuti. Poi spolverate il marmo per togliere il gesso, quindi lavatelo con sapone di Marsiglia e risciacquate.

E se cade qualcosa di acido cosa si fà?

Gli acidi sono i veri nemici del marmo, sostanze come succo di limone, aceto, succo di frutta, prodotti anticalcare, pomodoro, detersivi acidi, ecc. Se rimangono a lungo sulla superficie possono corrodere la parte lucida del marmo rendendolo opaco o addirittura ruvido. Nel momento in cui una di queste sostanze, o qualsiasi altro acido, viene a contatto con la superficie del marmo, toglietelo subito con uno straccio e lavate la zona in questione con sapone di Marsiglia e bicarbonato. Si può anche  semplicemente applicare un composto di bicarbonato e acqua sulla parte dove è caduto l’acido. Se la macchia è persistente, non usate abrasivi ma provate prima con la polvere lucidante per marmo.

Per lucidare il marmo fai da te per piccoli interventi casalinghi

come pulire il marmo
Da ricordare:

Se il pavimento è sottoposto a un forte traffico di andirivieni dall’esterno, proteggete l’entrata con un buon zerbino. Sciacquate e risciacquate giornalmente il pavimento con acqua e sapone, cosi da evitare il permanere sulla superficie di materiale abrasivo. Questa semplice accortezza lo preserverà nel tempo mantenendo per anni la sua lucentezza!

Prodotti  per pulire il marmo da acquistare online:

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Usare le cere
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Usare le polveri lucidanti
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Usare i cristallizzanti
Marbec KW-L Cristallizzante liquido per pietre e agglomerati cementizi calcarei lucidi, come : marmi, travertini, graniglie, palladiane
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CRISTALLIZZANTE VETRO-GLASS Bellinzoni per pavimenti in Travertino, Marmo, Agglomerati e marmo cemento
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Marmo o granito?

Qual è la differenza tra marmo e granito?
I marmi sono prevalentemente composti di carbonato di calcio (per cui sono anche detti carbonati) mentre i graniti sono principalmente composti da ossido di silicio (per cui sono detti anche silicati). Le caratteristiche fisiche e chimiche dei graniti sono quindi molto diverse da quelle dei marmi e per questo motivo i campi di applicazione di questi materiali devono essere scelti con oculatezza. Come regola di base è preferibile utilizzare i marmi per interni, mentre i graniti possono essere impiegati anche in esterno. Anche le tecniche di lavorazione dei materiali lapidei sono influenzate dalla loro composizione.
Il marmo ha una natura calcarea (è costituito da carbonato di calcio), ha una durezza non elevata (circa 3-4 della Scala Mohs), reagisce facilmente con gli acidi anche deboli (es. aceto, succo di limone, ecc.) ed è facilmente lucidabile e lavorabile. La presenza di altre sostanze (anche in piccola quantità) da origine a venature e colorazioni tipiche. Il granito ha una natura silicea (è costituito da una miscela complessa di silice e di silicati), ha una maggiore durezza (circa 6-7 della Scala Mohs), non reagisce con gli acidi anche forti (as. acido cloridrico), è lucidabile con maggiore difficoltà, ha struttura granulare compatta e può assumere varie colorazioni in relazione agli agenti pigmentanti contenuti. La prova infallibile per stabilire la composizione chimica di una pietra consiste nel metterlo a contatto con acido cloridrico: se non da nessuna reazione, esso ha una natura prettamente silicea (granito, quarzite, ecc.); se invece si osserva un vivace sviluppo di bolle di gas, allora può essere un marmo o una limestone o altro materiale con componente calcarea a seconda dell’intensità della reazione.

Sabbiatura

superficie sabbiata
La sabbiatura si ottiene proiettando una miscela abrasiva (acqua e sabbia, o corindone, o carborundum, o altro materiale duro come palline di vetro o acciaio) a forte pressione e velocità.
E’ un trattamento aggressivo, finora molto diffuso nel campo del restauro per asportare la patina dai rivestimenti lapidei anneriti dall’attacco degli agenti atmosferici e dall’inquinamento, ma è molto in voga anche come finitura superficiale di pavimenti e rivestimenti.
Il risultato della sabbiatura è una superficie ruvida, opaca e senza spigoli vivi, adatta agli ambienti esterni, alle superfici interne calpestabili laddove vi sia la necessità di non scivolare (piscine, piatti doccia) ed in certe composizioni dove si voglia esaltare “la matericità” della superficie. Il colore, infatti, è molto attenuato, ma pronto a ravvivarsi non appena viene a contatto con l’acqua.
Oltre che per le superfici, viene di frequente impiegata per realizzare scritte e decorazioni su targhe, monumenti, lapidi, ecc.

Spazzolatura

giallo Atlantide spazzolato
Rosso Verona spazzolato
Spazzolato (o patinato)
La superficie, precedentemente spianata, viene sottoposta a sfregamento con spazzole di diversi gradi di abrasività, fino ad ottenere il livello di “consumazione” desiderato, anche sugli spigoli. L’effetto è quello di una superficie vissuta, lisciata dal tempo e dal calpestio. Le due foto mostrano come i risultati siano diversi secondo i materiali trattati (foto sopra Giallo Atlantide, foto sotto Rosso Verona).
Questa tecnica si applica ai marmi e, più raramente, sui graniti. Si possono spazzolare le lastre, i lavorati su misura, i pavimenti, le marmette.
I prodotti spazzolati possono essere impregnati con protettivo specifico.

Spazzolato (o patinato)
La superficie, precedentemente spianata, viene sottoposta a sfregamento con spazzole di diversi gradi di abrasività, fino ad ottenere il livello di “consumazione” desiderato, anche sugli spigoli. L’effetto è quello di una superficie vissuta, lisciata dal tempo e dal calpestio. Le due foto mostrano come i risultati siano diversi secondo i materiali trattati (foto sopra Giallo Atlantide, foto sotto Rosso Verona). Questa tecnica si applica ai marmi e, più raramente, sui graniti. Si possono spazzolare le lastre, i lavorati su misura, i pavimenti, le marmette. I prodotti spazzolati possono essere impregnati con protettivo specifico.

Anticatura

pavimento in pietra di Trani anticata
L’anticatura è un tipo di finitura “rustica” molto apprezzato che riproduce un preciso effetto estetico. L’irregolarità dei bordi e delle superfici rimanda all’azione del tempo, al consumo provocato dall’uso, all’illusione della lavorazione manuale, più che all’ipotetico stato naturale della materia.
Anticatura tramite burattatura
Si ottiene con buratti, macchine che utilizzano miscele acquose leggermente abrasive e che consumano i pezzi per rotolamento, urto e altri movimenti meccanici. I residui stessi dei pezzi lasciati in circolo contribuiscono all’usura artificiale. Dopo la posa in opera è richiesto l’intervento di cere per ravvivare il colore della pietra.
Anticatura tramite spazzolatura
Si ottiene attraverso l’utilizzo di apposite spazzole abrasive montate nella linea di levigatura. Conferisce alla superficie trattata un aspetto ‘satinato’ , esaltando le tonalità cromatiche del materiale. La tessitura appare lievemente ondulata e liscia al tatto; le ‘magrosità’ vengono messe in rilevo donando al materiale un aspetto ‘consunto’. I bordi delle piastrelle risultano lievemente ribassati.
Anticatura tramite sabbiatura e acidatura
Questo tipo di anticatura viene realizzata lavando con acido le piastrelle di marmo la cui superficie sia stata in precedenza sottoposta a sabbiatura. Si ottiene una superficie a buccia d’arancia, come ‘corrosa dal tempo’. Il lavaggio con acidi esalta le tonalità del materiale ed asporta le piccole scheggiature prodotte dalla fase di sabbiatura.
Anticatura tramite tecniche miste
Altri tipi di anticatura possono essere ottenute incrociando varie lavorazioni, come ad esempio bocciardatura e spazzolatura, per ottenere l’effetto di antiche superfici consunte nella originaria lavorazione della superficie.
Rosso Verona antichizzato sabbiatura e acido

Rigatura

rigatura a dischi diamantati
La rigatura si caratterizza per la successione di solchi affiancati, eseguiti a mezzo di dischi diamantati oppure tramite un’ampia gamma di utensili a scalpello.  La disposizione delle righe può avere passo fisso o variabile; la rigatura può essere parallela o inclinata rispetto ai lati della lastra oppure può disegnare geometrie come la spina di pesce.

Bocciardatura

 

superficie bocciardata

 


Quando si parla di bocciardatura ci si riferisce ad un particolare tipo di lavorazione superficiale, utilizzata sugli elementi lapidei a vista, che conferisce alle lastre di pietra grezza una zigrinatura di vario grado, donando loro il tipico aspetto “a buccia d’arancia”.
L’etimologia della parola deriva dalla denominazione dello strumento manuale che in origine veniva utilizzato per realizzare questo tipo di finitura, detto appunto bocciarda. Si tratta di un martello speciale, tutt’oggi in commercio, la cui testa è realizzata in acciaio temperato e presenta piccole punte piramidali o coniche, più o meno fitte e più o meno grandi a seconda dell’effetto ricercato. Lo scalpellino percuotendo ripetutamente con la bocciarda le superfici lapidee da lavorare, che ovviamente devono avere sempre un certo spessore, ottiene una finitura irregolare, dall’aspetto volutamente grezzo e naturale. L’uso di questo utensile e la realizzazione di superfici bocciardate sono antichissimi: esistono documenti che ne attestano l’esistenza fin dal medioevo, quando ad esempio durante la costruzione delle grandi cattedrali romaniche gli scalpellini lavoravano in questo modo le superfici di tutti i blocchi di pietra che rimanevano a vista sui prospetti degli edifici.
bocciarda a mano
Oggi la bocciardatura manuale è praticamente scomparsa perché estremamente difficoltosa e molto costosa, soprattutto a causa dei lunghissimi tempi di lavorazione necessari, per cui questo tipo di finitura viene ottenuta quasi esclusivamente attraverso l’impiego di appositi mezzi meccanici. Si tratta di particolari martelli pneumatici dotati di piastre diamantate, che rendono le operazioni veloci e poco costose. Esistono poi anche delle varianti alle classiche macchine “rotobocciardatrici” che consentono vari tipi di lavorazione diverse, come ad esempio la “rigatura”.
bocciarda per martello pneumatico
La bocciardatura può essere praticata sulle lastre di pietra per rispondere ad un’esigenza puramente estetica, ma solitamente, soprattutto quando si tratta di pavimentazioni, la si utilizza per conferire proprietà antisdrucciolo al materiale; a tal scopo trova vasta applicazione per i gradini delle scale e per la realizzazione di manufatti esterni, come pavimentazioni e cordoli, proprio perché riduce notevolmente la scivolosità delle superfici di calpestio rendendole molto più sicure.
Da un punto di vista prettamente estetico la bocciardatura è in grado di esaltare la tessitura del materiale lapideo, donandogli un aspetto rustico, scolpito e in rilievo e per quanto concerne le qualità cromatiche della pietra si tratta di un tipo di trattamento superficiale che tende ad annullare le difformità e le variazioni, con pregevoli valenze chiaroscurali. Proprio per questo aspetto caratteristico che conferisce alle pietre, la bocciardatura rende le superfici maggiormente durevoli in quanto non sono più rilevabili, o comunque risultano molto poco visibili, sfogliature o piccoli distacchi di materiale causati dal tempo.
rotobocciardatrice
La percussione del materiale lapideo attraverso cui viene realizzata la bocciardatura sottopone il materiale ad uno stress notevole e dunque richiede determinati spessori per sopportare le sollecitazioni superficiali, maggiori rispetto ad altri tipi di trattamenti quali ad esempio la lucidatura o la levigatura. Si tratta di un tipo di lavorazione eseguibile su molti tipi di roccia, ma non su tutti: ad esempio è sconsigliata per i graniti, poiché non solo ha una bassissima resa estetica, ma causa anche lo sfaldamento dei cristalli, per cui per queste pietre è preferibile la fiammatura.

Botticino

Il giacimento di pietra calcarea ad est di Brescia da cui si estrae il botticino Classico si formò tra 190 e 60 milioni di anni fa dal lento e continuo processo di sedimentazione, cementazione e ricristallizzazione di fanghi calcarei in un mare lagunare di età mesozoica. Il clima di tipo tropicale ospitava gli organismi che costituiscono una delle peculiarità dei sedimenti del Botticino Classico.

La varietà cromatica del marmo è infatti originata dalla diversa concentrazione e andamento di inclusioni di origine organica e inorganica nella pasta omogenea di fondo composta da fango fine, carbonatico e prevalentemente calcareo, che prende il nome di “micrite”. L’estrema compattezza, con bassi valori di assorbimento e porosità, rende il Botticino Classico idoneo all’impiego in esterno e ne determina caratteristiche meccaniche quali la resistenza alla compressione, alla flessione e all’usura.
Per l’indiscutibile bellezza e le grandi doti di resistenza, il Botticino Classico è dunque considerato universalmente un marmo pregiato a tutti gli effetti.

 

botticino classico

botticino fiorito light

botticino fiorito

Levigatura e lucidatura del marmo

La levigatura del marmo è il processo di lavorazione più classico e tradizionale della superficie ed è eseguita tramite una serie di fasi di livellamento, lisciatura e lucidatura della superficie. È curioso notare come tutte le pietre ornamentali lucidabili vengano chiamate “Marmi”, mentre i materiali che non risultano lucidabili vengono indicati semplicemente come “Pietre”. Quindi, gli effetti di questa lavorazione sono basilari per suddividere la famiglia delle pietre ornamentali in due grandi categorie commerciali: “Marmi e Graniti” da una parte e “Pietre” dall’altra.

La levigatura e lucidatura dei pavimenti in marmo può essere eseguita sia in fabbrica che in cantiere. Cambiano i costi ma anche il risultato finale. Infatti la lavorazione eseguita in cantiere permette di ottenere un pavimento senza fughe: un’unica superficie a specchio.

Levigatura e lucidatura in stabilimento

La lavorazione per ottenere superfici lisce, perfettamente planari e lucide viene effettuata in stabilimento con l’utilizzo di utensili abrasivi disposti in linea su di un macchinario a nastro. Il marmo può essere sottoposto a questo processo sia sotto forma di lastre ottenute dalla segagione dei blocchi sia sotto forma di pezzi già refilati per l’utilizzo finale (marmette, gradini, davanzali o piani cucina). Il grado di levigatura dipende dalla serie delle grane dei piatti abrasivi montate a bordo della macchina. La lucidatura si ottiene con l’utilizzo nella serie degli abrasivi di piatti a grana finissima che producono la cosiddetta superficie “a specchio”.

La lavorazione fatta con macchinario in linea viene a volte eseguita più artigianalmente con il cosidetto “manettone”, con passate successive di piatti abrasivi a grana via via più fine.

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Giallo Reale

Marmo calcareo estratto nei pressi di Verona. Di colore giallo variegato con inclusione di fossili, può variare da un giallo intenso (qualità extra) fino a un giallo tenue tendente al verdognolo. La varietà rosata presenta una struttura maculata di rosa su fondo giallognolo. Può essere impiegato per pavimentazioni esterne ed interne, per rivestire scale e pareti. La sua struttura dicretamente compatta consente un’ampia gamma di lavorazioni della superficie.

giallo reale extra

 

giallo reale rosato

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Colombino

Pietra arenaria di colore grigio scuro uniforme a grana da media a fine con orientazione parallela allo strato dei granuli costituenti.
Si tratta di una roccia priva di cavità e microfessurazioni, gli interstizi fra i granuli sono completamente occupati dalla componente cristallina fine e dall’abbondante cemento carbonatico. E’ costituita da frammenti di rocce carbonatiche, gusci di microfossili, frammenti di rocce silicatiche, quarzo, feldspati e rare miche.
In base allo studio petrografico ed al diagramma NCE-CE-CI Zuffa (1980) il Colombino si classifica come calcarenite.
In base alle caratteristiche fisico-meccaniche si può definire come una pietra ben lavorabile, molto compatta, pochissimo porosa e non geliva. Presenta buone caratteristiche di resistenza meccanica ed all’usura anche in condizioni d’opera particolarmente sfavorevoli.

Pietra Serena

Pietra arenaria di colore grigio azzurrognolo chiaro a grana media con evidente orientazione parallela allo strato dei granuli cristallini costituenti, ben evidenziata dalle lamelle micacee.
Roccia priva di cavità e microfessurazioni, gli interstizi fra i granuli sono completamente occupati dalla componente cristallina fine e dal cemento carbonatico. E’ costituita prevalentemente da quarzo, feldspati, miche e da frammenti di rocce silicatiche e carbonatiche.
In base allo studio petrografico ed al diagramma Q-F-(R+C) Folk (1974) la composizione della Pietra Serena varia da arcose litica alitarenite feldspatica.
In base alle caratteristiche fisico-meccaniche si può definire come una pietra pesante, compatta, poco porosa e non geliva. Possiede un’ottima lavorabilità con caratteristiche di resistenza meccanica tipiche delle arenarie che le conferiscono una predisposizione per un utilizzo ornamentale di rivestimento anche per uso esterno.

Arenarie: le pietre nate dalla sabbia

Le rocce arenarie – in lingua inglese sandstone – sono una sottoinsieme delle rocce sedimentarie di tipo detritico. Il termine inglese sembrerebbe disvelare la vera natura di queste pietre: sand+stones.Però non tutto è semplice come a prima vista appare, perché la sabbia è solo l’ossatura dell’arenaria e non è sempre l’elemento con la presenza più abbondante. Negli interstizi dell’ossatura c’è da considerare anche la presenza di altri due elementi: la matrice e il cemento. Inoltre la quantità di interstizi vuoti è un dato altrettanto importante, perché concorre a definire la porosità della roccia.

Per cemento si intende quel complesso di sostanze che cristallizando tra gli interstizi hanno ‘solidificato’ la sabbia. Le sostanze da cui è composto possono essere varie, ma le più comuni sono i carbonati (carbonati, dolomite), la silice (calcedonio, quarzo), i minerali argillosi (caolinite, cloriti ecc.) e altri (ossidi di ferro, pirite, barite).

Per matrice si intendono finissime sostanze carbonatiche o silicatiche che per molteplici motivi si ritrovano segregate negli interstizi. Praticamente possiamo affermare molto grossolanamente che tutto ciò che non è ossatura o cemento cristallizzato è matrice.

Come dare nome e cognome a una sandstone

Ogni roccia viene ‘battezzata’ tramite un processo di classificazione. Per un’arenaria significa esaminarne la sua composizione totale, la composizione dell’ossatura, il rapporto ossatura/matrice, la natura dei frammenti di roccia.

Tipicamente si parla di areniti(arenites) quando la matrice è inferiore al 15%, di grovacche(wakes) se la matrice è compresa fra il 15% e il 75%, mentre quando essa è superiore al 75% siamo nel campo delle argilliti.

Per affinare ulteriormente il nome si può utilizzare il diagramma a triangolo di  Folk per classificare la roccia sotto il profilo chimico-mineralogico. In questo caso il dato da conoscere è la composizione in termini percentuali di quarzo, feldspati e frammenti di roccia.

Dopo questo passo saremo in grado dare nomi del tipo: quarzarenite, litarenite, arenite arcosica oppure quarzogrovacca, litogrovacca, grovacca arcosica.

E allora cos’è una calcarenite?

Un ulteriore step di analisi sulla natura dei frammenti rocciosi ci permette di essere ancora più precisi nel nome. Nel caso di frammenti rocciosi di origine prevalentemente calcarea allora questa litarenite prenderà il nome di calcarenite.

Alcuni esempi

Pietra Serena: è una lito arenite arcosica

Colombino: è una calcarenite

Approfondimenti

Per approfondire l’argomento questi sono i link per scaricare le presentazioni ppt dell’Università di Pisa

classificazione delle arenarie

petrologia delle rocce arenitiche